Perle d’archivio: Francesco Maria Spannocchi e il tunisino Mustafà di Maomet.


Il 2 giugno 1781 Monsignor Antonino Baldovinetti, Proposto di Livorno, si incontrò con Francesco Maria Spannocchi, tenente di vascello nella Marina del Granduca Pietro Leopoldo e Cavaliere di Santo Stefano, presso la Chiesa Collegiata di Livorno. Lo scopo dell’incontro era la celebrazione del battesimo e contestuale conversione al cattolicesimo di un adulto; caso nient’affatto strano o unico nella Livorno di età moderna (1). Ciò che è, a mio avviso, degno di nota in questo evento sono i suoi protagonisti: Baldovinetti, giansenista di chiara fama, e Spannocchi, futuro Governatore della città di Livorno, ancora celibe e quasi coetaneo del battezzando: un trentatreenne di fede islamica, originario di Tunisi.

Difficile stabilire con precisione quale relazione vi fosse tra Mustafà, figlio di Maomet, e il nobile Spannocchi: potrebbe essere stato un suo schiavo, o forse un servitore di cui era divenuto amico, potrebbe averlo catturato lui stesso durante una delle missioni delle galere granducali contro i pirati… non ci è noto, purtroppo. In questi casi, nella mia esperienza, data l’età del battezzando, ci si potrebbe aspettare che lo stesso si stesse battezzando per poi sposarsi poco dopo secondo il rito cattolico, ma finora gli archivi sono rimasti muti a riguardo, lasciando comunque aperta la possibilità che sia esistita una discendenza del cognome Spannocchi di origini ottomane, forse di pelle scura e dai lineamenti nord africani; insomma come uno dei quattro Mori incatenati sotto al Granduca nella statua del Tacca, con la sola differenza, in questo caso, di avere un avo col nome proprio del Granduca stesso e col cognome del Governatore di Livorno, di antica nobiltà senese.

Spannocchi avrebbe poi sposato, nella stessa chiesa, a novembre 1785, Carolina Riccarda Jackson, figlia di Prospero e nipote del noto mercante e collezionista anglo-labronico George Jackson. Con essa Spannocchi ebbe, tra gli altri, anche un figlio chiamato anch’egli Pietro Leopoldo, che però morì in gioventù a Siena, durante il terremoto del 1798. Interessante notare che la madre della nonna paterna di Carolina Jackson era armena. Insomma un pout-pourri che spesso solo a Livorno poteva capitare.

Eccone la mia trascrizione dell’atto di battesimo di Mustafà:

detto [2 giugno 1781] – Pietro Leopoldo Francesco Pasquale Spannocchi, nel maomettismo Mustafà figlio di Maomet di Tunis, d’anni 33, fu batt[ezzat]o dall’Ill[ustrissi]mo e R[everendissi]mo Monsig[nor] Antonino Baldovinetti, Prop[ost]o di Livorno, e V[icario] G[eneral]e, fu Com[pare] l’Ill[ustrissi]mo Sig[nor] Cav[alier]e Fran[cesc]o M[ari]a d[e]ll’Ill[ustrissi]mo Sig[nor] Giulio Spannocchi Piccolomini di Siena, Ten[ent]e de’ vascelli di marina di S.A.R.” [Archivio diocesano di Livorno, Collegiata, battesimi, reg. 42 (1780-1782)]

(1) Si prenda ad esempio il caso del battesimo del quattordicenne Abramo figlio del fu Caino Agranati (o Mapri) e della fu Sterulla Ventura, di Smirne, giudeo, diventato poi Vincenzo Antonio Giuseppe Maria Branca, con padrino Anton Francesco Branca di San Pietroburgo, sostituito dal sig. Niccola Escudier di Livorno, che avvenne il 20 giugno 1779, sempre per mano del Baldovinetti.

Sull’argomento si veda anche il bel contributo di Samuela Marconcini: “Una presenza nascosta: battesimi di ‘turchi’ a Firenze in età moderna”, in Annali di Storia di Firenze, VII (2012), pp.97-121.

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